La gestione digitale del colore (parte I)

Perché i colori a volte non corrispondono

gestione digitale coloreUna delle esperienze più frustranti per un fotografo è quello di fare una bella fotografia, dedicarci impegno e tempo per fare tutte le consuete correzioni fino a renderla esattamente come la vogliamo, stamparla, per poi scoprire che i colori della stampa non corrispondono a quelli che tanto ci piacevano sul monitor del nostro computer.

Cosa è andato storto? Semplicemente la fotocamera digitale, il programma di fotoritocco, il monitor del computer e la stampante non si sono intesi perché non usavano lo stesso linguaggio, cioè non attribuivano ai vari colori lo stesso nome.

L’argomento che affrontiamo in questo post può risultare complesso e ostico come pochi altri, ma conoscerlo è assolutamente essenziale per qualunque fotografo serio. Cercheremo di ridurre la materia all’essenziale e dare a questo breve articolo un taglio divulgativo. (a cura di A. Grandesso)

Spazi di Colore

Nessuna delle periferiche utilizzate nei sistemi di pubblicazione è in grado di riprodurre l’intera gamma di colori percepibili dall’occhio umano. Ogni dispositivo opera all’interno di uno specifico spazio colore che può produrre una determinata scala, o gamma, cromatica.

I colori vengono memorizzati nel computer come codici numerici. Poiché i grafici, gli editori, i web-designer, i fotografi ecc. hanno necessità diverse, sono stati creati differenti set di codici adatti alle loro particolari esigenze. Questi differenti set di codici sono detti “Spazi di Colore”. Ogni spazio di colore serve a riprodurre una gamma (gamut) di colori reali più o meno estesa.

Per definire nel linguaggio umano le varie sfumature di un certo colore, possiamo usare termini come “intenso” o “brillante” o “medio” o “scuro” ecc. Ma se dobbiamo farci capire dalle macchine dobbiamo per forza assegnare a ciascuna sfumatura un valore numerico.

Quante tonalità di verde, di rosso e di blu, possono esistere? Teoricamente infinite, ma per una data applicazione pratica decidiamo che ce ne servono un milione. Se codifichiamo un milione di colori, cioè riduciamo tutte le varianti cromatiche in valori numerici, abbiamo creato un nostro spazio di colore.

Quindi, uno spazio di colore non è altro che un set predefinito di colori utilizzabili. Alcuni degli spazi di colore più usati e conosciuti sono sRGB, Adobe RGB, ProPhoto RGB, Lab, ecc.

spazi colore srgb adobe-rgb lab

Profili di Colore ICC

International Color Consortium (ICC) è un organo internazionale istituito per creare e diffondere uno standard unificato per la codifica dei colori. Lo scopo è quello di assicurare che i colori elaborati e riprodotti siano sempre conformi agli standard stabiliti, indipendentemente dai dispositivi hardware e dai software utilizzati.

I profili delle immagini sono dei file aggiunti al file dell’immagine, che comunicano ai sistemi hardware e software quale codice numerico devono usare per interpretare e riprodurre i colori, ovvero servono a dire agli strumenti hardware e software, a quale spazio di colore l’immagine appartiene.

Sono molti i dispositivi utilizzati nella produzione e riproduzione del colore delle immagini digitali: le fotocamere digitali, gli scanner, i monitor e le stampanti. Quando si fa la calibrazione del monitor, un profilo viene creato e memorizzato nel computer. La scheda grafica e il driver del monitor usano il profilo del monitor per riprodurre i colori secondo lo standard.

prolili colore workflow adobe

I profili dei dispositivi hardware sono chiamati con il nome del loro dispositivo di riferimento, per esempio, profilo della stampante o profilo del monitor, ma non sono mai associati ad una particolare immagine.

Quando si cattura un’immagine o la si manipola con un software, si crea un profilo che viene inserito nel file dell’immagine stessa allo scopo di comunicare ai vari dispositivi e al software in uso quale spazio di colore deve essere usato per interpretare i codici numerici corrispondenti ai colori della nostra immagine.

Molte fotocamere digitali reflex permettono di selezionare il profilo colore da associare ai fotogrammi JPEG, comunemente la scelta è fra sRGB e Adobe RGB.

sRGB

Lo spazio colore sRGB, con una gamma RGB più ristretta rispetto ad Adobe RGB, permette di ottenere immagini più sature ma con minori sfumature, apparentemente più “belle” nella visione a monitor in quanto la gamma del suo spazio colore è molto simile. In linea di massima possiamo dire che il profilo sRGB è considerato la scelta standard, nonostante la sua relativa limitatezza, visto che anche la stragrande maggioranza dei laboratori di sviluppo lo utilizzano per la stampa delle fotografie.

Adobe RGB

Se invece pensiamo sicuramente di sottoporre tutti i nostri fotogrammi ad una sessione di foto-ritocco, il profilo Adobe RGB può essere più adeguato. Lo spazio colore Adobe RGB (1998), disponibile principalmente sulle reflex digitali, offre con il suo Gamut più esteso immagini più tenui, con un maggior numero di sfumature, e rappresenta con maggiore precisione i colori e le tonalità dell’incarnato. Tuttavia, proprio a causa della sua gamma più estesa rispetto lo spazio colore RGB, nessun monitor sarà in grado di poterla riprodurre in tutti gli aspetti, ma sarà apprezzabile per il suo effetto cromatico solo su carta stampata.

Non dimentichiamo poi di ‘convertirlo’ (vedi più sotto) nel profilo sRGB se l’immagine finale viene destinata alla stampa fotografica od alla pubblicazione sul web. Alle immagini riprese in formato RAW non viene attribuito nessun profilo di colore dalla fotocamera digitale, sarà il successivo passaggio nel software di conversione ad associarne uno.

Tabella Comparativa degli Spazi di Colore

Come abbiamo già accennato, esistono molti spazi di colore, ma qui citiamo solo quelli comunemente usati per la fotografia digitale.

Spazio di Colore Nr. di Canali Uso Tipico
sRGB 3 Web, monitor e proiettori, fotocamere digitali. Anche se è praticamente impossibile creare una immagine identica su tutti i monitor e browser, lo spazio colore sRGB è supportato nel web più di ogni altro. La gamma totale dei colori è inferiore ad Adobe RGB.
Adobe RGB 3 Usato prevalentemente per i processi di stampa inkjet e nell’elaborazione di immagini. Ha una gamma di colori fra le più estese nel modello RGB ed è ampiamente supportato.
Kodak ProPhoto RGB 3 Ha la gamma di colori più ampia di tutti, però non è altrettanto diffuso come Adobe RGB o sRGB. E’ interessante notare che contiene anche colori non visibili ad occhio nudo. Indicato come profilo di ‘archiviazione’ nello sviluppo di fotogrammi RAW.
CMYK 4 Usato solo per file in output per processi di stampa tipografica commerciale su larga scala. Il master file è RGB e viene poi convertito in CMYK e spedito alla tipografia. Gamma di colori inferiore a RGB.
Lab 3 Spazio di colore non dipendente dai dispositivi hardware. La gamma dei colori corrisponde all’intera gamma visibile. Il canale Luminosità è separato dai canali Tinta e Saturazione. Le informazioni di Verde e Rosso sono nel canale “a”, le informazioni di Blu e Giallo sono inserite nel canale “b”. Da qui il nome Lab. Usato spesso in Photoshop come spazio intermedio nella conversione da RGB a CMYK (e viceversa).

Conversione del profilo colore in Photoshop

Una procedura a volte utilizzata ma che porta a risultati non corretti è quella di scattare le fotografie nello spazio sRGB, e poi in Photoshop elaborare il file con il profilo Adobe RGB. In questo modo si dice a tutti i dispositivi impiegati nei processi successivi, compreso Photoshop stesso, di interpretare i codici numerici sRGB usando il set di codici Adobe RGB. Poiché i codici numerici dei due spazi non sono compatibili, i colori riprodotti risulteranno alterati. Se si deve cambiare lo spazio di colore, questo deve essere convertito nello spazio di destinazione.

Importante: per convertire i codici numerici da un profilo all’altro accertarsi di selezionare “Convert to Profile” e non “Assign Profile”. Il comando “Assign Profile” non converte i codici numerici ma dice al software di interpretare i codici esistenti usando quelli del nuovo profilo. In questo modo i colori non potranno essere riprodotti correttamente.

La procedura di conversione è molto semplice. In Photoshop, fare clic su Edit > Convert to Profile, selezionare lo spazio di destinazione e fare clic su OK. Salvare il file per memorizzare il nuovo profilo.

Risorse utili per approfondire:

‘Gestione del colore’ su sito di Adobe, molto esauriente e completo, anche in .pdf

‘Gestione base del colore in fotografia digitale’ di Mauro Minetti, sul sito della Nital