Istogramma – Ottimizzarlo con Lightroom e Photoshop

Come utilizzarlo per migliorare le immagini

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Un piccolo grafico capace di quantificare la distribuzione delle zone di differente luminosità all’interno della nostra immagine digitale, questo è l’istogramma (ne abbiamo già parlato nella Lezione 11 del Corso di Fotografia Digitale).

Possiamo esaminare l’istogramma direttamente sul display della fotocamera digitale durante il playback della fotografia appena scattata (nell’immagine a sinistra quello della Nikon D90) o più comodamente sul nostro pc tramite un qualsiasi programma di editing o fotoritocco. Pochi dubbi dunque sul suo significato, ma come utilizzarlo al meglio per migliorare la resa delle nostre immagini digitali?

Tutorial sull’argomento ce ne sono tanti; ne abbiamo selezionato uno molto recente a cura di Federico Piccirilli su Digitalnewschannel.com che tratta l’argomento in profondità e con dovizia di particolari, come piace a noi, soffermandosi anche sull’ottimizzazione in Adobe Lightroom o Photoshop.

Come funziona l’istogramma

di Federico Piccirilli su Digitalnewschannel.com

‘Ovunque si parli di immagini digitali, è ormai prassi ricorrente trovare un istogramma che riassume la diffusione dei pixel su differenti livelli, ma non tutti sanno leggere correttamente questo grafico, vedendolo al massimo come un optional per “esperti”, quando invece è estremamente semplice capirne i meccanismi. Un volta compreso come funziona e a cosa serve un istogramma nelle immagini, vedremo aprirsi diverse possibilità dove prima probabilmente si rimediava “a occhio”, riuscendo ad ottenere risultati migliori con uno sforzo molto minore, sia in termini di passaggi necessari che di tempo effettivo.

L’istogramma lo troviamo praticamente ovunque, dai software di fotoritocco alle fotocamere digitali, ed in effetti la sua utilità, se ben interpretato, fa si che si possano risolvere situazioni altrimenti complicate da valutare solo a livello percettivo.

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A livello pratico altro non è che un semplice grafico a colonne estremamente fitto, che rappresenta i singoli canali o solo quello di luminosità, oppure entrambi sovrapposti. Sarà facile riconoscere i diversi tipi visto che quando abbiamo una sola serie, generalmente in bianco o in grigio, avremo un istogramma di luminosità, mentre se trovassimo tre canali di colore differente, a quel punto parleremo di istogramma della cromaticità, che può essere RGB, CMY o ambedue, ma nulla vieta di utilizzare altre formule. Quale che sia il grafico che utilizzeremo, la scala sarà sempre la stessa, con l’asse X che rappresenta la luminosità, quindi con un punto tendente al nero quanto più sarà spostato a sinistra, ed al bianco quanto invece a destra.

A seconda dell’altezza dei picchi del grafico avremo una maggiore o minore quantità di pixel in quel dato punto, relativa solo ai livelli di grigio, quindi dal nero al bianco, oppure al colore in esame. Un’immagine con un solo colore “puro”, avrà come istogramma una singola linea verticale intersecante un dato punto dell’asse delle ascisse. Essendo un grafico di popolazione quindi è facile comprendere come più l’immagine sarà uniforme più l’insieme dei punti sarà concentrato e viceversa. Prima di andare avanti però ricapitoliamo: l’asse X corrisponde al livello di luminosità, da 0 a 255, l’asse Y al numero di pixel dell’immagine per ciascun valore di X.

Ora che abbiamo capito almeno come viene costruito l’istogramma, bisogna studiarne il funzionamento e, soprattutto, a cosa ci può servire…’

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