Obiettivi Nikkor – Riconoscere le sigle (parte I)

AI – Indicizzazione automatica del diaframma (1977-1983)

Il modo di caratterizzare gli obiettivi precentemente illustrato andò avanti fino al 1977, quando fu introdotto il sistema AI: a differenza delle precedenti innovazioni, prettamente estetiche, questa fu significativa almeno quanto l’automatismo del diaframma. In sostanza diventavano superflui gli accoppiamenti esterni tra ghiera dei diaframmi e corpo macchina; tutte le informazioni venivano trasmesse attraverso il bocchettone di innesto; le orecchie di coniglio rimangono, comunque, per garantire l’utilizzabilità dei nuovi obiettivi sui vecchi corpi macchina: questa è una filosofia che Nikon ha cercato di portare avanti il più possibile, nonostante l’obsolescenza di alcune di queste tecnologie, garantendo una compatibilità durata circa 40 anni, e a cui ha iniziato parzialmente a rinunciare a metà degli anni ’90, con l’uscita dei primi obiettivi della serie G (vedi più avanti).

L’accoppiamento del diaframma tra obiettivo e corpo macchina viene realizzato da una flangia che si protrude dal bocchettone di innesto dell’obiettivo e va a “battere” sull’apposito accoppiatore meccanico nel corpo macchina, come illustrato nel’immagine che segue, in cui sono visibili anche le “orecchie di coniglio” forate per non oscurare la seconda scala dei diaframmi, riportata direttamente sul bocchettone per far sì che il diaframma impostato potesse essere letto direttamente nel mirino mediante una finestrella.

Meter Coupling Ridge

L’accoppiamento tra ghiera dei diaframmi e esposimetro avviene mediante la flangia indicata in figura con Meter Coupling Ridge. Questa flangia comunica alla fotocamera il diaframma impostato mediante la sua estensione e la sua posizione (visto che è rigidamente connessa alla ghiera dei diaframmi); rispetto alla massima apertura, l’offset di questa flangia è solitamente pari a 4 stop e 2/3; per cui per un’ottica di luminosità f2.8 tale flangia inizierà più o meno in corrispondenza dela diaframma 11+2/3, per un f1.4 la flangia inizia da f8+1/3.

Le differenze, ovviamente, non si riducono a queste due sole (flangia e orecchie di coniglio). La trasmissione della massima apertura dell’obiettivo avviene attraverso un’ulteriore flangia (chiamata Speed Indexing Post), interna al bocchettone di innesto, mediante la misurazione meccanica di un angolo, come illustrato nella figura che segue:

Speed Indexing Post

Lo Speed Indexing Post è indicato dal 2 in figura; l’angolo alfa tra il foro di blocco dell’ottica (a ore 9) e il 2 indica l’apertura massima dell’obiettivo, con questa codifica, rilevata da Lars Holst Hansen.

Questa flangia e soprattutto il Meter Coupling Ridge, purtroppo, non vengono più “letti” dalle fotocamere più economiche della produzione recente: F50, F60, F80, D100, D70 e D50 non sono in grado di riconoscere queste informazioni, e per questo motivo l’utilizzo di ottiche AI/AI-S su tali fotocamere fa perdere l’uso di esposimetro e automatismi. In effetti neanche la più recente D200 legge queste informazioni da parti meccaniche dell’ottica, ma l’informazione sulla massima apertura dell’ottica può essere introdotta a mano dai menu.

Nella stessa immagine sono visibili le orecchie di coniglio forate (3) e il cosiddetto EE Servo Coupling Post (4): questo ulteriore perno è nato originariamente per rendere possibile il funzionamento di un accessorio (DS-12 EE Aperture Control Attachment) in grado di permettere l’automatismo in priorità di tempo alle F2 equipaggiate con Photomic. In seguito, lo stesso perno è stato utilizzato per fare in modo che sulle fotocamere più recenti prive dell’accoppiamento tra esposimetro e lo Lens Speed Indexing Post (F401, F50, F60, F80 fino alle più recenti digitali D100, D70 e D50) una volta innestato l’obiettivo il diaframma venisse aperto al minimo valore (massima apertura); sulle ottiche più recenti l’informazione è trasmessa mediante contatti elettrici dal chip in essi contenuto. Sui corpi macchina indicati è infatti presente un piccolo switch che si chiude grazie a questo piccolo perno solo quando la ghiera dei diaframmi è posizionata sul diaframma minimo (e può essere bloccata, sulle ottiche AF, mediante apposito meccanismo), altrimenti viene indicato l’errore FE-E dall’esposimetro.

La versione AI del solito 50 mm (stavolta f1.8) è illustrata nell’immagine che segue:

Nikon 50mm f/1.8

Per alcune ottiche pre-AI è possibile effettuare una conversione in AI, mediante la sostituzione delle “orecchie di coniglio” e dell’aggiunta della flangia o la realizzazione della stessa mediante limatura della parte esterna della ghiera dei diaframmi che in alcuni modelli sporgeva a sufficienza dal barilotto.

Riepilogando: le caratteristiche che permettono di identificare un’ottica AI sono le seguenti:

  • flangia di accoppiamento della ghiera dei diaframmi sulla parte esterna del bocchettone;
  • doppia scala dei diaframmi, sulla ghiera e sul bocchettone, per consentire la lettura degli stessi attraverso una finestrella del pentaprisma e quindi attraverso il mirino;
  • “orecchie di coniglio” forate per non oscurare la scala dei diaframmi sul bocchettone e non sempre posizionate in corrispondenza al diaframma f5.6, come nei pre-AI;
  • presenza di una ulteriore flangia su bocchettone interno (approssimativamente “a ore 7”, guardano l’ottica da dietro con le orecchie di coniglio in alto) per la trasmissione della massima apertura del diaframma.

Serie E (1979)

Al grido di “più Nikon per tutti”, negli anni ’80 sono state prodotte delle reflex economiche a marchio Nikon, ma che di Nikon avevano ben poco, sia come produzione (affidata a Cosina), sia come robustezza. Per rendere ancor di più alla portata di tutti il sistema Nikon, sono state prodotte anche delle ottiche “economiche”, dalle eccellenti caratteristiche ottiche, ma dalla meccanica più povera.

Sostanzialmente le ottiche della serie E sono le prime edizioni delle ottiche AI-S (vedi più avanti) e sono identificabili da:

  • diaframma minimo colorato in arancio: inoltre il penultimo diaframma disponibile è indicato in blu e quello centrale indicato in giallo;
  • largo uso di plastica nella costruzione del barilotto;
  • indicazione di “Serie E” invece di Nikkor sul frontale.

Il 50 f1.8 serie E è illustrato nella figura seguente:

Nikon 50 f1.8 serie E

AI-S (1983)

Con l’avvento dell’elettronica nelle reflex e quindi delle prime fotocamere con automatismi, si cominciarono a sentire i limiti di tutti questi accoppiamenti meccanici, e per risolvere il problema… se ne introdussero altri!

La fotocamera della svolta fu la FA, che aveva anche la prima bozza dell’esposimetro che poi sarebbe diventato il Matrix 3D. Per dotare questa fotocamera delle priorità di diaframma e di tempo, si dovette linearizzare il controllo dell’apertura del diaframma (per una più accurata misurazione della luce durante lo scatto in priorità). Il meccanismo è ottenuto modificando l’apertura del diaframma; per indicare al corpo macchina la presenza di un’ottica in grado di manovrare il diaframma linearmente, è stata introdotta un’altra segnalazione meccanica, indicata nella figura dal numero 1 (Lens Type Signal Notch):

Oltre a ciò, le ottiche AI-S introdussero un modo (peraltro molto rozzo) di comunicare la lunghezza focale alla fotocamera, mediante la flangia indicata con il 2 (Focal Length Indexing Ridge); se la flangia inizia in corrispondenza della foro indicativamente a ore 9, l’obiettivo ha una lunghezza focale maggiore di 135 mm; se invece tale flangia inizia in un altro punto (come in figura, dove è illustrato il retro di un AI-S 35 mm f1.4) oppure manca del tutto, l’obiettivo ha una lunghezza focale inferiore a 135 mm. Questa funzione è utilizzata solo dalle fotocamere FA, F-501 e F4, e solo per la priorità di tempo, in maniera tale da far scegliere alla fotocamera il tempo più rapido possible per lunghezze focali elevate allo scopo di minimizzare il rischio di mosso.

Riassumendo le caratteristiche che distinguono un AI-S dai precedenti:

  • presenza della tacca che indica la linearizzazione del diaframma (1);
  • presenza della flangia che indica la lunghezza focale maggiore o minore di 135 mm (2);
  • il numero del diaframma più piccolo (f16 o f22) indicato in arancione, il penultimo disponibile in blu e quello centrale in giallo.

Il 50 mm f1.4 AI-S è indicato in figura:

50 mm f1.4 AI-S

Leggi la seconda parte dell’articolo sulle ottiche Nikon autofocus: