Lezioni di Fotografia: Funzioni automatiche e manuali

Corso Fotografia digitale – Lezione 11

______

Tutte le fotocamere digitali, salvo poche eccezioni, sono completamente automatiche in modo da poter inquadrare e scattare senza occuparsi delle regolazioni. Questi sistemi automatici sono utilissimi nella maggior parte delle situazioni ed anche i professionisti li usano molto. Tuttavia, per ottenere immagini meno standardizzate e più creative occorre poter utilizzare i controlli manuali. In questa lezione vedremo come escludere le impostazioni automatiche e quali risultati possiamo attenderci.

Funzioni automatiche

Le fotocamere hanno molti automatismi incorporati, fra i quali:

  • L’esposizione automatica calcola la corretta esposizione per la scena da riprendere
  • La messa a fuoco automatica (autofocus) mette a fuoco il soggetto inquadrato
  • Il bilanciamento del bianco regola i colori in funzione del tipo di sorgente luminosa
  • Il flash interviene automaticamente se l’illuminazione ambientale non è sufficiente
  • Il reset automatico prepara la camera per la foto successiva

La maggior parte di coloro che scattano fotografie non sentono mai il bisogno di andare oltre la semplice ripresa automatica, però per avere davvero il controllo delle immagini, occorre talvolta passare dall’altra parte. Solo così è possibile dare libero sfogo alla propria creatività.

Esposizione Automatica

L’esposizione, cioè la quantità di luce che lasciamo raggiunga il sensore, determina quanto chiara o scura sarà la fotografia. Se troppa luce colpisce il sensore, la fotografia sarà sovraesposta, slavata, sbiadita. Troppo poca luce produce una foto sottoesposta, scura e con poco dettaglio.

La quantità di luce viene controllata in due modi: dall’apertura del diaframma (varia il diametro del foro attraverso il quale la luce entra) e dalla velocità di scatto dell’otturatore (per quanto tempo la luce colpisce il sensore). Con l’esposizione automatica la fotocamera sceglie per noi una o ambedue queste regolazioni. Molte fotocamere digitali hanno solo l’esposizione automatica, ma quelle di gamma medio/alta permettono anche di utilizzare i comandi manuali.

  • Le macchine completamente automatiche (automatismo Program) agiscono sia sull’apertura che sulla velocità.
  • Il comando semiautomatico a priorità dei diaframmi permette di selezionare l’apertura (per determinare la profondità di campo) e la camera seleziona in conseguenza il tempo di posa più adatto.
  • Il comando semiautomatico a priorità dei tempi permette di scegliere la velocità dello scatto (utile in caso di soggetti in movimento) mentre la camera sceglierà la migliore apertura del diaframma per una buona esposizione.

Come funzione l’autoesposizione

Per misurare la luce riflessa dalla scena, la fotocamera usa una o più fotocellule. Il grado di esposizione operato in automatico dipende in massima parte da quale area della scena viene valutata. La maggior parte delle camere leggono l’intera area (lettura valutativa o multizona) ma possono dare maggiore importanza alla parte bassa, perché un cielo luminoso potrebbe causare una sottoesposizione del resto della scena. Naturalmente maggior importanza viene attribuita al centro dell’immagine presumendo che quella sia l’area di maggior interesse oppure all’area selezionata dalla messa a fuoco automatica ritenendola valida per il soggetto principale.

Alcune camere consentono di selezionare una particolare modalità per cui viene misurata solo la luminosità del centro della scena in un’area più o meno grande, tutto il resto viene ignorato (bilanciata al centro, spot).

L’autoesposizione può essere usata al meglio se si cerca di capire come l’esposimetro di una fotocamera “pensa”. Tutti i sistemi di misura sono calibrati presumendo che quasi sempre nella scena vi siano alcune ombre scure, molti toni di grigio, ed alcune zone luminose, e che la media di tutti questi toni corrisponde ad un valore di brillantezza che chiameremo grigio-medio. Quando il sistema di misura valuta la luminosità di una scena, viene calcolata una esposizione che possa riprodurre esattamente quel grigio-medio ‘ideale’.

Compensazione dell’esposizione

Se si inquadra successivamente un muro bianco, un muro grigio, ed un muro nero, il sistema automatico di esposizione giudica il muro bianco troppo chiaro, ed il muro nero troppo scuro, così renderà le tre foto in tre tonalità di grigio abbastanza simili. Per riprodurre nelle fotografie le tonalità originali si usa la compensazione dell’esposizione.

Questo comando manuale permette di selezionare valori come +2, +1, -1, -2 (o frazioni) per rispettivamente aumentare o diminuire manualmente l’esposizione. Variare questi parametri è essenziale in ambienti dove l’esposizione automatica potrebbe venire confusa, per esempio nelle scene in controluce o scene luminose con sabbia o neve. I sistemi di autoregolazione, per quanto buoni, tendono a rendere le scene luminose troppo scure e le scene scure troppo chiare. Con la compensazione dell’esposizione è possibile schiarire o scurire una immagine e farla apparire nel modo desiderato.

corso-fotografia-53

L’esposizione automatica avrebbe reso una scena nella nebbia troppo scura. Per renderla più realistica è stata usata la compensazione dell’esposizione

Sapere quando schiarire o scurire una scena richiede una certa esperienza. Alcune fotocamere digitali facilitano le cose permettendo di agire sul comando manuale e facendo vedere sul monitor la scena come verrà riprodotta. Altre dispongono di un comando che riprende in automatico una serie di foto della scena con diverse regolazioni di esposizione (AEB Auto-Exposure Bracketing) per consentire poi la scelta dell’immagine migliore.

Tutto questo permette a chiunque di ottenere con facilità ottimi risultati. I fotografi appassionati (o incalliti se preferite) però, non amano molto gli automatismi che rendono le cose “troppo facili”, che tolgono alla fotografia un po’ del suo fascino, che la rendono più arida e tecnica, riducendo la componente creativa.

Regolazione dell’esposizione

Anche se la compensazione dell’esposizione permette di intervenire con regolazioni manuali, la camera rimane sempre in modalità automatica. Per dare veramente sfogo alla propria creatività, occorre selezionare manualmente sia la velocità di scatto che l’apertura del diaframma. Con queste due regolazioni si riesce a controllare il modo in cui il soggetto in movimento e la profondità di campo vengono resi nelle immagini.

La velocità dell’otturatore

Con la scelta manuale della velocità di scatto si può decidere se un soggetto in movimento veloce apparirà nitido o confuso. Più alta è la velocità dell’azione, maggiore dovrebbe essere la velocità dell’otturatore per ottenere figure con contorni netti.

corso-fotografia-54

L’alta velocità dell’otturatore riesce a fermare un colibrì in volo, mentre la sfocatura delle ali rende bene il loro movimento vorticoso.

Si usa una bassa velocità se si vuole ottenere immagini confuse di azioni rapide, o si devono catturare scene in ambienti poco illuminati. In quest’ultimo caso è preferibile usare un treppiede per eliminare i movimenti della camera.

Apertura del diaframma

Con la regolazione dell’apertura si controlla la profondità di campo, l’area ad una certa distanza dall’obiettivo entro la quale le figure sono a fuoco. E’ quindi possibile scegliere se avere uno sfondo sfocato o perfettamente a fuoco.

corso-fotografia-55

Una piccola apertura produce una maggiore profondità di campo. I due soggetti sono a fuoco.

corso-fotografia-56

Con una grande apertura si ottiene la sfocatura dello sfondo.

Istogrammi

Un istogramma è la rappresentazione grafica della distribuzione nell’immagine dei 256 possibili livelli di luminosità. L’utilità di un istogramma consiste nella possibilità di verificare in anticipo se l’esposizione è corretta, ossia si può vedere prima della ripresa se è stata scelta la migliore esposizione.

L’istogramma, uguale a quelli che si vedono nei migliori programmi di fotoritocco, permette di valutare la distribuzione dei toni. Dato che i difetti di un’immagine possono essere diagnosticati osservando l’istogramma, è utile servirsene mentre si ha ancora la possibilità di rifare lo scatto.

corso-fotografia-57

L’istogramma indica la distribuzione dei toni dei grigi nell’immagine e facilita la scelta corretta dei parametri di esposizione.

L’asse orizzontale rappresenta la gamma di luminosità da 0 (nero) a sinistra, a 255 (bianco) a destra. Provate a immaginarlo come una linea suddivisa in 256 segmenti verticali ognuno dei quali rappresenta quanti i pixel dello stesso tono sono presenti nell’immagine.

L’asse verticale rappresenta il numero di pixel compresi in ognuno dei 256 valori di luminosità. Più alta è la zona nera sopra ogni spazio, più numerosi sono i pixel che vi sono a quel livello di luminosità.

Per valutare un istogramma si osserva la distribuzione dei pixel sui due assi. Una immagine che usa l’intera gamma dei toni avrà un ragionevole numero di pixel ad ogni livello di luminosità. Una immagine con poco contrasto presenterà i pixel raggruppati al centro e una gamma di toni più ristretta.

Messa a fuoco

Quando si mette a fuoco una scena, solo un piano ad una certa distanza dalla camera può essere perfettamente a fuoco, detto piano di fuoco critico. Avvicinando o allontanando la camera da quel piano, gli oggetti diventano progressivamente sfocati. In teoria il fuoco perfetto si manifesta ad una distanza ben determinata, in pratica esiste un intervallo prima e dopo il piano di fuoco critico entro cui gli oggetti appaiono “accettabilmente a fuoco”.

L’area davanti e dietro al piano di fuoco critico dove le cose appaiono accettabilmente a fuoco, si definisce “profondità di campo”. Le fotocamere digitali possono essere dotate di tre tipi di messa a fuoco: fisso, automatico o manuale.

Fuoco fisso

Le camere a fuoco fisso sono predisposte per mettere a fuoco le immagini entro una distanza specifica, diciamo all’incirca da 2 metri all’infinito, senza alcuna possibilità di variare questa impostazione. Ovviamente il fuoco fisso si trova solo nelle camere molto economiche o quelle montate nei cellulari ecc.

Fuoco automatico (autofocus)

L’autofocus di solito usa un punto al centro della scena per focalizzare automaticamente il soggetto. Questo sistema va benissimo, a patto che si voglia che il centro esatto della scena sia esattamente a fuoco. Oppure il sistema può valutare un’area più ampia da mettere a fuoco e calcolare un compromesso accettabile. Le fotocamere digitali più recenti possono essere dotate di numerosi sistemi di messa a fuoco automatica differenti.

Fuoco manuale

Con il fuoco regolabile, o manuale, è possibile scegliere quale parte della scena sarà esattamente a fuoco, ed usare l’apertura di diaframma per scegliere la profondità di campo e determinare eventuali sfocature in primo piano e/o allo sfondo.

Focalità

Alcune lenti sono progettate per lavorare a distanze dal soggetto minori di altre (macro), cioè hanno una gamma di focalizzazione più ampia. Più ci si avvicina al soggetto tenendolo a fuoco, più grande questo apparirà nell’immagine finale.

Area di messa a fuoco

Fino a non molto tempo fa le camere focalizzavano sempre il centro della scena, ora è stato introdotto un sistema con numerose aree a fuoco, o anche un’area mobile. Se le aree di fuoco sono più di una, la camera automaticamente selezionerà quella più vicina. Se l’area di fuoco è mobile, il fotografo sceglie manualmente dove posizionarla.

Bilanciamento del bianco

Non tutti i bianchi sono uguali, perché possono contenere sfumature di altri colori. Anche un oggetto bianco puro cambia colore se viene illuminato da luci diverse. La luce solare è una luce chiara senza tonalità particolari in pieno giorno, ma all’alba ed al tramonto tutto assume una diversa sfumatura di colore. In una stanza illuminata da una lampada ad incandescenza, la luce assume una tonalità calda e arancione, mentre sotto la luce di una lampada fluorescente i colori tendono a varie sfumature di verde-grigio-azzurrino.

corsohtml152_html_7ece092a

Non tutta la luce ha lo stesso colore, e le immagini fotografiche avranno tendenzialmente la tonalità della luce ambientale.

Nella fotografia a pellicola, il film è bilanciato per un particolare tipo di illuminazione, e se si fotografa sotto altri tipi di luce, si usano filtri colorati applicati davanti all’obiettivo per compensare i colori. Nelle camere digitali i colori sono compensati variando il bilanciamento del bianco, che regola la brillantezza relativa delle componenti rosso, verde, e blu in modo che un oggetto bianco appaia realmente bianco. Aggiustare accuratamente il bilanciamento del bianco ci assicura che tutti gli altri colori siano registrati in modo più realistico.

Tutte le fotocamere digitali hanno la regolazione automatica del bilanciamento del bianco, alcune però permettono di intervenire manualmente. E’ sufficiente puntare l’obiettivo verso una superficie bianca e premere il bottone del bilanciamento per impostare automaticamente i colori. Altre camere permettono una scelta di bilanciamento fra valori preimpostati, per esempio adattandolo alla luce solare piena, tempo nuvoloso, lampada incandescente o fluorescente, luce del flash ecc.

corso-fotografia-59

Con luce artificiale o in condizioni ambientali particolari, il sistema di bilanciamento automatico del bianco può essere tratto in inganno e generare colori irreali. Questo fenomeno viene talvolta sfruttato per creare immagini artistiche.

corso fotografia digitale formato pdf
'Clicca Qui' per acquistare il Corso completo in formato .PDF

Torna al menù principale del Corso di Fotografia Digitale