Lezioni di fotografia: Obiettivi II

Corso Fotografia Digitale – Lezione 19

Profondità di Campo

Quando un obiettivo è focalizzato ad una certa distanza, teoricamente un punto a quella distanza sarà riprodotto come un punto sul sensore. Nella pratica però, il punto apparirà sul sensore come un minuscolo cerchio.

Punti più vicini o più lontani dalla distanza di fuoco appariranno come cerchi più o meno grandi, chiamati “circoli di confusione”. Finché le loro dimensioni rimangono sotto una certa soglia, questi cerchi saranno ancora percepiti dai nostri occhi come punti. Questo fenomeno sta alla base del concetto di profondità di campo.

profondità_di_campo

In termini pratici, si usa il concetto di ‘circolo di confusione’ per stimare la profondità di campo necessaria in determinate condizioni per produrre una immagine perfettamente nitida.

La profondità di campo è l’intervallo di spazio davanti e dietro al punto di fuoco, entro il quale gli oggetti sono percepiti come nitidi nella fotografia. Le grandezze che influenzano la profondità di campo sono: l’apertura del diaframma (piccole aperture aumentano la pdc, grandi aperture la diminuiscono), la distanza dal soggetto (distanze grandi aumentano la pdc), e la lunghezza focale dell’obiettivo (la pdc è maggiore con focali corte).

Molte moderne fotocamere DSLR permettono di visualizzare nel mirino la profondità di campo effettiva attraverso la chiusura forzata del diaframma all’apertura impostata. Questo tipo di verifica visuale risulta agevole con aperture di diaframma medio-grandi, se si imposta una piccola apertura come f/16, l’immagine nel mirino diventa troppo scura per poter analizzare la pdc.

Vi sono un paio di considerazioni da tenere presente riguardo la pdc. Primo, nei limiti della pdc, gli oggetti appariranno accettabilmente nitidi nelle stampe di medie dimensioni, ma per stampe di grandi dimensioni diventa indispensabile disporre di un obiettivo di alta qualità ottica e una accurata focalizzazione manuale. Secondo, tutti gli obiettivi tendono a dare la massima nitidezza nella zona centrale della scala di aperture disponibili, o più esattamente ad una certa combinazione di lunghezza focale e apertura (sweet-spot). La nitidezza si riduce alle grandi aperture a causa di varie aberrazioni, alle piccole aperture a causa della diffrazione ottica. Quindi, per ottenere la massima qualità dell’immagine in condizioni ideali conviene usare aperture di diaframma intermedie.

Oggi, sistemi di progettazione computerizzati e vetri ottici ad alta tecnologia ci mettono a disposizione obiettivi dalle prestazioni straordinarie, che tuttavia possono esprimersi solo se la focalizzazione è perfetta, si imposta l’apertura più adatta, e si usa un solido treppiede. Se non si rispettano questi requisiti anche il più costoso obiettivo professionale non potrà dare risultati migliori di un obiettivo di qualità standard.

Angolo visuale delle reflex digitali

Le caratteristiche ottiche delle attuali fotocamere digitali derivano direttamente da quelle delle tradizionali camere a film. Questo risulta vantaggioso per quei fotografi che dispongono di un completo arsenale di ottiche utilizzabili anche sulle nuove DSLR. La maggior parte delle DSLR in commercio sono dotate di sensori di tipo APS-C, più piccoli del normale formato 24×36. Il risultato è che il sensore “vede” solo una parte dell’immagine proiettata dall’ottica, in pratica l’angolo di visuale effettivo risulta ridotto rispetto al valore nominale. Quanto ridotto dipende da quanto più piccolo è il sensore rispetto al formato di un fotogramma da 35mm. La Canon EOS-5D e la Nikon D3 o D700 hanno sensori “full-frame”, e quindi gli obiettivi avranno lo stesso comportamento, mantenendo lo stesso angolo di visuale di una tradizionale SLR 35mm a film.

angolodicampo_obiettivi

Le Nikon D300, D90, D3000 ecc. ad esempio, hanno un “fattore di moltiplicazione” (crop-factor) di 1.5x, (vedi tutorial sui sensori full-frame/APS-C n.d.r.) ossia l’obiettivo produce un effetto come se la sua lunghezza focale fosse moltiplicata per 1.5. Un obiettivo da 100mm su una Nikon D300 produce lo stesso angolo visivo (stesso ingrandimento) di un 150mm su una Nikon D700. Questo fenomeno è apprezzato dai fan della fotografia tele, dato che qualsiasi obiettivo diventa in effetti 1.5 volte più lungo, ma per lo stesso motivo diventa un problema per chi usa prevalentemente il grandangolo.

Flare (riflessi ‘fantasma’)

I moderni obiettivi comprendono lenti con rivestimenti antiriflesso che riducono fortemente il problema dei bagliori dovuti alla luce che viene riflessa dalle pareti interne dell’obiettivo. Ma i bagliori possono ancora manifestarsi quando si fotografa in controluce e la sorgente luminosa entra nell’inquadratura.

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Il problema è spesso risolto con l’uso del paraluce che permette di raccogliere solo la luce riflessa dal soggetto. Oltre che dai raggi non voluti, il paraluce protegge la prima lente anche da urti, pioggia e impronte digitali. Comunque, i bagliori di luce possono anche essere usati per creare effetti suggestivi. In tali casi è preferibile usare un grandangolo e una piccola apertura per ottenere un bagliore modesto e che non invada troppo l’immagine.

Distorsione

La distorsione si manifesta in due forme: a ‘cuscinetto’ o a ‘barilotto’. Nella distorsione a cuscinetto le linee rette vicine ai bordi della immagine si curvano verso l’interno, invece nella distorsione a barilotto le linee rette risultano curve verso l’esterno. Queste distorsioni sono spesso evidenti nelle foto riprese con lo zoom, con la distorsione a barilotto che si manifesta alle focali corte, e la distorsione a cuscinetto alle focali lunghe.

Se un obiettivo produce distorsioni non resta molto da fare, se non comporre l’immagine evitando di inquadrare linee diritte ai bordi dell’immagine. Generalmente questo fenomeno risulta più evidente negli obiettivi zoom delle camere digitali compatte e con le DSLR meno costose, mentre gli obiettivi di alta gamma sono ben corretti.

Vignettatura

La vignettatura si manifesta con l’oscuramento degli angoli o anche delle zone periferiche dell’immagine. La causa può essere un paraluce troppo lungo, ma può anche essere un problema intrinseco dell’obiettivo, più evidente negli zoom ad alto rapporto, come nel caso di un 28–200mm (in questo caso parliamo più propriamente di ‘caduta di luce ai bordi’). Una vignettatura intrinseca generalmente si elimina usando piccole aperture. Il fenomeno tende praticamente a scomparire sulle fotocamere formato APS-C (con ottiche progettate per il 35mm) visto che le stesse tagliano via la porzione più esterna del fotogramma.

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